Introduzione all'universo estetico di Wes Anderson

 

The Grand Budapest HotelWes Anderson è un regista americano, i cui film sono noti per il loro caratteristico stile narrativo e visionario.

Molti suoi fan devono aver sognato, almeno una volta, di poter vivere nella camera da letto arredata per Gwyneth Paltrow ne I Tenenbaum, caratterizzata da un telefono dal sapore retro e da uno specchio illuminato stile anni ‘70, oppure di passare l’estate nel cottage del New England di Moonrise Kingdom. Neppure da menzionare il fascino del Grand Budapest Hotel, dove anche chi valuta l’opera troppo radical-chic potrebbe considerare l’idea di un soggiorno.

Concentrandosi sul peculiare gusto estetico e per il design di Anderson, si verrebbe probabilmente colpiti dall’intenso desiderio di spostarsi direttamente su uno dei set cinematografici del regista, cosa resa in parte possibile attraverso la lettura dei due libri illustrati The Wes Anderson Collection e il susseguente The Wes Anderson Collection: The Grand Budapest Hotel, entrambi di Matt Zoller Seitz.
 
I due bestseller pubblicati dal New York Times sono ovviamente delle vetrine per le icone della cultura pop da cui Anderson ha tratto ispirazione, come Hitchcock e Guerre Stellari oppure Jacques Cousteau e la Nouvelle Vague francese, ma catturano e riflettono meticolosamente anche le caratteristiche intrinseche dei film di Anderson – che risultano contemporaneamente malinconici, giocosi, saggi e meravigliosamente unici – attraverso 400 illustrazioni originali, immagini di produzione e storyboard disegnati a mano di tutti i suoi film, da Un colpo da dilettanti a Rushmore, da Le avventure acquatiche di Steve Zissou a Il treno per il Darjeeling e Fantastic Mr. Fox.
 
Detto questo e focalizzando la nostra attenzione sul design, una cosa è sentirsi ispirati da alcuni degli ambienti realizzati per i film e un'altra è ricreare quello stile nel proprio appartamento. La questione, pertanto, è chiedersi se sia possibile trasferire questa eccentricità in un’abitazione privata senza percepirsi come una comparsa hollywoodiana: secondo il parere di Kris Moran, abile arredatrice di set e una delle più strette collaboratrici di Anderson, è effettivamente possibile.
 
"Per Moonrise Kingdom", spiega la Moran, "non abbiamo effettivamente fatto molto, a livello di decorazione d’interni. Quello che abbiamo fatto è stato invece individuare oggetti funzionali alle idee di Wes - dalla tenda perfetta alle lampade da nave in ottone. Se devi acquistare una cucitrice, ad esempio, non ti accontenti di comprare una qualsiasi cucitrice, ma cerchi quella che suscita il tuo effettivo interesse. Può ricordarti la spillatrice della nonna, oppure essere così piccola da risultare divertente. Quando si tratta di un oggetto, bisogna avere fiducia nelle proprie sensazioni". Anche qualcosa di apparentemente poco importante, come uno spazzolino da denti, può essere l'occasione per illuminare la tua vita con un tocco di design: "se addocchiate uno spazzolino da denti in uno dei nostri film, sappiate che prima di scegliere quello giusto ne ho valutati a migliaia", aggiunge l'arredatrice di sets.
 
"L'umorismo è un elemento fondamentale nell’ambito del design d’interni. Aiuta le persone a sentirsi immediatamente a proprio agio" continua a spiegare la Moran. "Ne I Tenenbaum, per esempio, un muro tappezzato con disegni di bambini in cornici dorate riceve una scossa comica dalla contestuale presenza di una testa di cinghiale appesa".
Approfondendo l'argomento, "gli interni più interessanti non trasmettono la sensazione di essere stati acquistati in un’unica soluzione. Per questo motivo, anche se i film di Wes di solito sono incastonati in un preciso lasso temporale, a me piace mescolare ed abbinare arredi prodotti in decenni differenti".

Il secondo libro di Seitz sull’argomento, The Wes Anderson Collection: The Grand Budapest Hotel, spiega come "Anderson non si sia limitato a raccontare una storia-nella-storia inerente un omicidio, fattorini d’albergo vestiti di viola e fughe da prigioni, ma abbia creato un particolare universo. Lo Stato immaginario dell'Europa orientale chiamato Zubrowka è caratterizzato da una propria architettura originale, dal suo denaro, dalla sua moda e dal suo governo. E questo universo è stato, per la maggior parte, costruito a mano, senza beneficiare di quella manipolazione informatica alla quale oggigiorno molti grandi registi di Hollywood non riescono a rinunciare, ovvero la CGI".

Nel Grand Budapest Hotel, "Wes preferisce fare le cose in modo artigianale ogni volta che può", argomenta Seitz. "È una delle cose che lo rende così unico. Ha la sensibilità di un illustratore grafico e nessun altro grande regista americano sta oggi lavorando seguendo questa ispirazione".

"Alla resa dei conti, è questa fedeltà nei metodi passati e il contestuale rifiuto di assoggetarsi completamente ai vantaggi della tecnologia che conferisce alle scenografie de Il Grand Budapest Hotel il suo fascino idiosincratico e rende il film più credibile: tutto in un film di Wes Anderson è intenzionale" conclude Seitz". "Lui è come Stanley Kubrick con la faccia sorridente".

 

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